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Data:
10.03.2018     
Orario:
21:00
Luogo:
Teatro Biblioteca Quarticciolo - Roma (RM)
Indirizzo:
Via Castellaneta, 10, 00171 Roma RM, Italia

 CRONACHE DEL BAMBINO ANATRA


di Sonia Antinori

regia di Gigi Dall’Aglio

con Maria Ariis, Carla Manzon


La nostra società non ama le imperfezioni. Sollecitano il sospetto, in qualche caso il rifiuto. Si teme la differenza, quindi si evita di comprenderla. La vita degli imperfetti diviene solitaria, dolorosa, forse rancorosa. Questo spettacolo li racconta, gli imperfetti, a partire dall'età più bella, a volte disgraziatamente infelice: l'infanzia.


Cronache del bambino anatra è inserito nel più ampio progetto GLI imPERFETTI, realizzato con il sostegno della Fondazione Crup e con il coinvolgimento delle attrici Maria Ariis e Carla Manzon. Scritto da Sonia Antinori e diretto da Gigi Dall’Aglio, il lavoro ruota attorno ai disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), quei disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto, e che in Italia – secondo gli ultimi dati – riguardano oltre 1.900.000 persone. E' solo dal 2010 che la nozione di DSA ha garantito attraverso la legge 170 la tutela del diritto allo studio attraverso metodologie mirate che possano favorire tutti gli studenti dando spazio al loro vero potenziale. 
“Il testo dello spettacolo – spiega l’autrice - è nato in seguito a due anni di ricerca sul campo, in cui abbiamo incontrato soggetti direttamente colpiti da disturbi cognitivi, ma anche docenti, genitori, studiosi. Ciò che ne è scaturito è semplice come una fiaba, e come una fiaba ha personaggi immediatamente riconoscibili (una madre, un figlio) e una struttura classica, in questo caso smontata a rimontata con salti temporali che tratteggiano cinquant'anni di vita. Da quando “il bambino era bambino”, nei favolosi anni Sessanta, fino ai giorni nostri, questa piccola storia d'amore è punteggiata di quegli ordinari strappi, di quelle incomprensioni e quei ritrovamenti, delle cadute e risalite, che riecheggiano nell'intimo di ogni esperienza umana. Mentre il bambino si fa adulto e la madre, sempre più fragile, scivola lentamente via, i ruoli si invertono secondo la crudele organicità del ciclo vitale e l'uomo è costretto a riscoprire l'imperfezione più grave, che bilancia e compensa tutte le altre: il suo essere mortale. La scelta di una retrodatazione di qualche decennio consente di mettere a fuoco il problema all'epoca in cui comunità scientifica e società civile non avevano ancora scoperto la vera natura di tali problemi, contribuendo a comprendere conflittualità e disagi che anche oggi continuano a colpire ambiti come scuola e famiglia, dove non tutti sono ancora preparati a comprendere tali “imperfezioni”. 
Oltre alla naturale finalità divulgativa il progetto mira con forza a una riflessione più ampia sul rapporto che ogni essere umano ha con le sue imperfezioni e ha l'ambizione di schiudere allo spettatore un momento di arricchimento umano e di conoscenza individuale. La lezione di chi, partendo da uno svantaggio, identificando il problema e sviluppando strumenti adeguati ad affrontarlo, trasforma la rabbia in forza di volontà, ha portata universale.

Categoria Teatro | Visualizzazioni 2043

NELLA GIUNGLA DELLE CITTA'. L'IRRUZIONE DEL REALE. 1


Anche nell’era della rivoluzione mediatica, l’arte continua a indagare il mondo reale. Il teatro poi permette di rappresentare la complessità umana attraverso la moltiplicazione dei punti di vista. “Il destino dell’uomo è l’uomo” sosteneva Brecht, nell’intento di capire e far capire azioni umane, pulsioni e istanze a esse sottese.
E’ con questi presupposti che sono partiti i tre gruppi teatrali Jungle People, esperimenti laboratoriali con immigrati e migranti, impegnati in una vera e propria palestra di democrazia attraverso lo studio de Nella giungla delle città, un lavoro di Bertolt Brecht sulla natura antagonista dell’essere umano.
ll primo appuntamento, a Senigallia, è un lavoro site specific e itinerante espressamente concepito nelle stanze della Rocca Roveresca, con le sue suggestive atmosfere. Le voci dei testimoni che raccontano le loro storie si intrecciano qui a modelli narrativi classici in un’esperienza immersiva ambientata in uno spazio labirintico che allude al grande meccanismo della Storia e al suo rapporto perverso con il singolo.

NELLA GIUNGLA DELLE CITTA'. L'IRRUZIONE DEL REALE. 2


Nella giungla delle città. L’irruzione del reale prende a pretesto il lavoro del drammaturgo tedesco per avviare un confronto a partire dal principio di universalità che è il fondamento della civiltà europea. La comprensione dell’altro come depositario di regole e valori differenti comporta necessariamente una messa in discussione del proprio punto di vista, un problema di coscienza e di diritto: una polarizzazione in cui legge e comandamento morale sono contrapposti. In un clima esacerbato in cui il tema dell’incontro con l’altro si trasforma di giorno in giorno nella sua variante più aggressiva di conflitto con l’altro, riaffiora la necessità di affrontare il tema della tolleranza.
Nel secondo momento del lavoro, proporrà uno spettacolo popolare, non a caso collocato nella magnifica cornice di Piazza Federico II, simbolo della vicenda federiciana e della sua visione di governo sovranazionale e multiculturale. Qui il gioco scenico prende a prestito le forme e i colori del mercato, della piazza, della festa e del carnevale in una rappresentazione del mondo esagerata e muscolare, vitalistica e disperata, in un dialogo fatto di voci, corpi, impulsi che spingono alla riformulazione di una sorta di oggettività post-culturale, umana, appunto.

 

NELLA GIUNGLA DELLE CITTA'. L'IRRUZIONE DEL REALE. 3


Gli immigrati dei nostri territori vivono una condizione di separazione. Pur abitando nei nostri quartieri, essi vengono guardati con sospetto: nelle città crescono muri invisibili. Il loro desiderio di raccontarsi trova raramente spazio. Isolamento e ghettizzazione ostacolano naturali processi di conoscenza reciproca, alla base di ogni politica di inclusione. E’ per questo che le azioni sceniche sono state espressamente ideate per siti di alto valore estetico e simbolico, così da articolare una drammaturgia spaziale che, nel presentare tre elementi architettonici classici (il castello, la piazza e la porta), connota l’azione intrapresa come paradigmatica di una nuova città ideale, aperta, accogliente.
Il terzo dei tre appuntamenti ha trovato collocazione all’interno della struttura del lazzaretto, nella Mole vanvitelliana: spazio ampio e circoscritto al tempo stesso, sorta di castello sotto il cielo, che ben esprime l’idea sintetica del nostro viaggio attorno al tema di una società rinnovata. E in questo spettacolo da palco termina l’avventura di questi attori non attori alla ricerca di un teatro della realtà, di una nuova forma d’arte che possa mettere insieme piano estetico e contenuto, restituendo il teatro al suo primato: quello dell’immediatezza.

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